LEONIDA DA TARANTO. Epigrammi funerari. 3.

LEONIDA  DA  TARANTO
 
 

 

 
 M e d i t a z i o n i

 

 

(24)   VII,   472.

 

 
Infinito, uomo, fu il tempo
trascorso prima che tu venissi all'aurora,
ed infinito è il tempo che t'attende nell'Ade.
Che parte di esistenza ti resta
se non per il valore d'un punto
e meno ancora?
La tua breve vita ne è come schiacciata,
ed essa poi, lungi dall'essere piacevole,
è più affliggente dell'odiosa morte.
Ecco di quale radunanza d'ossa
sono fatti i mortali, e con essa si elevano
verso l'aria e le nubi!
Uomo, vedi come ogni sforzo è inutile,
poichè la parte estrema della trama
dalla quale si vorrebbe ottenere il tessuto,
neanche tocca la spola! (16)
Simile è tutto a un cranio dissepolto:
inutile e molto più schifoso
della mummia rinsecchita d'un ragno.
Giorno dopo giorno vivi con le tue forze, (17)
attieniti a vita semplice
e rammenta a te stesso,
finchè bazzichi i viventi,
di quale paglia sei fatto.
 
 
(25)  VII,  648.
 
Il probo Aristocràte
in partenza per l'Acheronte,
affermò, ponendosi la mano sul capo
poco prima di andarsene:
L'uomo deve desiderare
di avere figli e prender moglie,
anche se sopporta le offese
di una tormentosa vita di povertà.
Che ognuno procuri solide basi
alla sua vita, poichè una casa
senza appoggi val poco.
Al contrario, il tetto ideale per l'uomo
è quello che si puntella
sopra robuste colonne e dove,
nel calore di un fuoco esuberante,
egli può starsene comunemente seduto
contemplando i propri tizzoni.
Aristocràte conosceva la verità,
ma delle donne, amico,
aveva in odio la scelleratezza.
 
 
(26)  VII,  715.
 
Riposo molto lontano dalla terra d'Italia
e da Taranto, mia patria,
e ciò m'è più amaro della morte.
Tale sorte hanno i nomadi
a conclusione della loro inutile vita!
Le muse, però, m'hanno caro,
ed a compenso delle mie afflizioni
m'hanno offerto una dolcezza di miele.
Il nome di Leonida non tramonta per esse:
i loro nomi lo testimoniano
sino all'ultimo sole.
 
 
(27)  VII,  736.
 
Non ti assuefare, uomo,
a condurre vita vagabonda,
non ti ci abituare!
Una capanna vuota,
riscaldata da un piccolo
fuoco fiammeggiante
ti mette al sicuro.
Ambisci a una piccola crosta
e a un poco di farina grossolana
impastata nella spianatoia
con le tue mani.
Oh, bontà della menta (18)
e del timo!
Grato è il sapore di quei grani amari
addolciti dalla mescolanza
ch'uno ne fa, mangiandoli col pane.
 

 

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