Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

PARTE PRIMA

 
    Dalla filosofia di Cartesio alla prima parte
   della dottrina di Kant
 
      attraverso la filosofia dei primi filosofi empirici
   Locke, Berkeley e Hume
 

 
 
      Filosofia e Scienza.
 
 
Il primo grande filosofo di questo periodo di ripresa della scienza e della filosofia fu Renato Cartesio, che visse nella prima metà del diciassettesimo secolo.
Le sue idee più importanti per lo sviluppo della filosofia e del pensiero scientifico e filosofico sono contenute nel suo Discorso sul metodo. Basandosi sul dubbio e sul ragionamento logico, egli si sforza di trovare un fondamento completamente nuovo e assolutamente consistente per un sistema filosofico. Non accetta come base la rivelazione e si rifiuta di accettare acriticamente quanto percepito dai sensi. Così, comincia con il suo metodo del dubbio. Investe con il suo dubbio ciò che i nostri sensi ci dicono, i risultati del nostro ragionamento e perviene infine alla sua famosa affermazione: cogito, ergo sum. Non posso dubitare della mia esistenza, giacché essa è conseguenza del fatto che sto pensando. 
Dopo aver stabilito in questo modo l’esistenza dell’ Io, egli passa a provare l’esistenza di Dio essenzialmente secondo le linee della filosofia scolastica.
L’esistenza del mondo deriva infine dal fatto che Dio mi ha dato una forte inclinazione a credere nell’esistenza del mondo ed è semplicemente impossibile che Dio abbia voluto ingannarmi. Questo è il punto di partenza, non è un principio fondamentale, e Cartesio intende che ciò che noi conosciamo nel mondo esterno è meno certo di ciò che noi conosciamo nel nostro intelletto. Ma già il suo punto di partenza, con il triangolo Io – Dio – Mondo, semplifica in modo pericoloso il nostro ragionamento. Dio è separato sia dall’ Io, sia dal Mondo. Dio in realtà è talmente innalzato sopra il Mondo e sopra gli uomini che finisce con l’apparire soltanto come un punto comune di riferimento che stabilisce una relazione fra l’Io e il Mondo. In questo discorso è essenziale che l’Io non possa essere realmente separato dal Mondo ed è altresì essenziale che Dio sia nel mondo.
Insomma, Cartesio, con il suo metodo filosofico cercò di formulare per la prima volta un orientamento del pensiero umano che era già apparso durante il Rinascimento, in Italia e nella Riforma.
Ne seguì una ripresa per la matematica e un notevole interessamento per la religione personale. Il crescente interesse per la matematica favorì un sistema filosofico che prendeva lo spunto dal ragionamento logico e cercava con questo metodo di arrivare a delle verità che possedessero gli stessi caratteri di certezza matematica. D’altra parte, la res cogitans e la res extensa erano considerate come assolutamente diverse nella loro essenza.
La posizione che aveva condotto la partizione cartesiana riguardo alla res extensa può venire denominata realismo metafisico. Il Mondo, vale a dire il complesso delle cose estese, esiste. Ciò va distinto dal realismo pratico e le diverse forme del realismo possono essere descritte nel modo seguente: noi “oggettiviamo” un’affermazione, se pretendiamo che il suo contenuto non dipenda dalla condizione sotto la quale può essere verificata. Il realismo pratico sostiene che ci sono delle affermazioni che possono essere oggettivate, il realismo dogmatico pretende che non ci siano osservazioni riguardanti il mondo materiale che non possano essere oggettivate. Il realismo dogmatico non è, come vediamo ora, una condizione necessaria per la scienza naturale, ma essa, nel passato, ha svolto un ruolo molto importante nello sviluppo della scienza. Il realismo metafisico svolge un passo più in là del realismo dogmatico, affermando che le cose esistono realmente. Questo è infatti ciò che tentò di dimostrare Cartesio con l’aforisma “Dio non può averci ingannato”.
La difficoltà del realismo metafisico venne subito sentita, dopo Cartesio e divenne il punto di partenza della filosofia empiristica e del positivismo.
I tre filosofi che possono essere considerati come i più rappresentativi della prima filosofia empiristica sono Locke, Berkeley e Hume.
Locke sostiene, contrariamente a Cartesio, che ogni conoscenza è, in definitiva, fondata sull’esperienza. L’esperienza è costituita dalla sensazione e dalla percezione delle operazioni compiute dalla nostra mente. Conoscenza, afferma Locke, è la percezione dell’accordo o del disaccordo di due idee.
Il passo successivo venne compiuto da Berkeley: se effettivamente tutta la nostra conoscenza deriva dalla percezione, risulta priva di senso l’affermazione che le cose esistono realmente; una volta data la percezione non si può fare alcuna differenza se le cose esistono, o non esistono. Perciò, essere percepito equivale all’esistere.
La critica al realismo metafisico espressa dalla filosofia empirista è certamente giustificata come l’uso acritico del termine “esistenza” ed è assai dubbio se guadagniamo alcunché adottando le percezioni, invece delle cose, come elementi della realtà.
La tesi filosofica che ogni conoscenza è, in definitiva, basata sull’esperienza, ha condotto, alla fine, ad un postulato riguardante la chiarificazione logica di ogni affermazione della natura; tale postulato poteva apparire giustificato nel periodo della fisica classica, ma in seguito, abbiamo appreso che esso non può essere formulato.
Una sintesi di queste linee di pensiero, che ebbero inizio, l’una con Cartesio, l’altra con Locke e Berkeley, venne tentata nella filosofia di Kant, che fu il fondatore dell’idealismo critico tedesco. La parte della sua opera che interessa per un confronto con il risultato della fisica moderna è contenuta nella sua “Critica della ragion pura”. Egli affronta il problema: se la conoscenza è fondata soltanto sull’esperienza o può provenire da altre fonti; ed arriva alla conclusione che la nostra conoscenza è in parte “a priori” e non ricavata dall’esperienza, nello stesso tempo, distingue fra proposizioni “analitiche” e proposizioni “sintetiche”. Le proposizioni analitiche derivano semplicemente dalla necessità logica e negarle implicherebbe contraddizione. Le proposizioni che non sono analitiche vengono chiamate sintetiche.
Qual è, secondo Kant, il criterio della conoscenza “a priori”? Kant è d’accordo nell’ammettere che ogni conoscenza comincia con l’esperienza, ma aggiunge che non sempre deriva dall’esperienza.
E’ vero che l’esperienza c’insegna che una certa cosa ha la tale e tal altra proprietà, ma non ci dice che essa non potrebb’essere diversa. Perciò, se una proposizione è caratterizzata dal carattere della necessità, essa dev’essere “a priori”.
L’esperienza non dà mai ai suoi giudizi il carattere dell’universalità. Ad esempio, la proposizione “il sole sorge ogni mattina” significa che noi non conosciamo, per il passato, alcuna eccezione a questa regola e che ci aspettiamo che continui a valere per il futuro. Ma è impossibile immaginare eccezioni alla regola. Se un giudizio, perciò, ha un carattere d’assoluta necessità, se è impossibile immaginare delle eccezioni, esso dev’essere “a priori”. Un giudizio analitico è sempre “a priori”. (Si intende: analisi che sia già stata compiuta dalla natura, non da compiere noi. N.d.R.). 
Anche se un bambino apprende l’aritmetica giocando con delle palline, non ha poi bisogno di riferirsi all’esperienza per sapere che “due più due fa quattro”. La conoscenza empirica è, d’altra parte, conoscenza sintetica.
Ma sono possibili giudizi sintetici “a priori”? Kant ne dà una prova adducendo degli esempi in cui i giudizi su esposti sembrano realizzarsi. Egli trova che ciò si verifica nel campo della meccanica di Newton. Ciò viene confermato anche da altre prove, come vedremo. Ma altre prove, come vedremo ancora, non sono confermabili da ricerche ulteriori nel campo della fisica moderna.
Prima di porre a confronto queste dottrine di Kant con i risultati della fisica moderna, dobbiamo menzionare quella parte della sua opera cui faremo riferimento nelle pagine seguenti. La spinosa questione se le cose esistono realmente, che aveva dato origine alla filosofia empirica, si presentò anche nella speculazione kantiana.

Condividi:
Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi