Want create site? Find Free WordPress Themes and plugins.

ROCCO FEDELE

 
 
FILOSOFIA E SCIENZA MODERNA
 
 
Frammenti di un’opera postuma
a cura di Argentina Di Sipio Fedele
 

  
   
PREMESSA
 
      
Tra le ultime fatiche alle quali pose mano il prof. Rocco Fedele e che lo videro impegnato fino agli ultimi istanti della sua vita, è da annoverare anche un interessante studio intitolato “Filosofia e Scienza moderna”.
Il lavoro, rimasto inedito per l’improvvisa scomparsa dell’Autore, è stato dato alle stampe a mie spese, in edizione tipografica non commerciabile, nel 1997, mantenendo la stesura originaria del dattiloscritto.
Esso, pertanto, denota inevitabilmente il carattere di incompletezza, quale può rappresentare un lavoro chiaramente ancora in fase di correzione e di sistemazione.
Ciò nonostante, abbiamo ritenuto utile pubblicarlo ugualmente, come opera postuma, in segno di affetto verso l’Autore e come omaggio a quanti lo hanno apprezzato e amato come professore, provveditore e uomo di cultura.
Lo studio, come sottolinea lo stesso prof. Rocco Fedele in una memoria rinvenuta tra le pagine del dattiloscritto, “può servire come testo modernissimo degli ultimi due anni di Filosofia per i licei scientifici”. Esso permette di mettere in evidenza l’enorme distanza fra la Filosofia che arriva fino a Kant e quella che ad essa si ricollega con la fisica moderna.
Mentre la Fisica del primo Kant, che risale alla fine del ‘Settecento, è di fatto quella che si insegna attualmente nelle nostre scuole superiori, la Fisica moderna è completamente diversa. Certo, è difficile per il filosofo raffrontarla con quella parte che è legata alla fisica moderna, ma, “secondo me – scrive l’Autore – è necessario, poiché non si può ignorare quanto è ormai indissolubilmente legato alle scoperte del nostro secolo”. Con occhio lungimirante, quasi a precorrere i tempi, il prof. Fedele pone, con questo lavoro, una questione che, come lui stesso precisa “specie in questo momento che si elaborano i nuovi programmi nelle nostre scuole superiori, riveste notevole importanza”.
Con la pubblicazione di quest’opera crediamo di aver pienamente esaudito uno degli ultimi desideri dell’Autore, quello cioè di dare alle stampe il volume, che solamente un destino crudele gli negò di provvedervi personalmente, come pure desiderava ardentemente.
Da ultimo, ci sia concesso di ringraziare vivamente quanti si sono adoperati fattivamente in questa nostra non lieve fatica della stampa del volume. In modo particolare, siamo infinitamente riconoscenti ad Antonino Burattini e Fabio Toccaceli per la loro cortese disponibilità e la preziosa collaborazione che ci hanno fornito.
Nutriamo la convinzione che anche quest’ultimo studio del prof. Rocco Fedele, per il suo contenuto, la profondità dei temi toccati ed il carattere di estrema modernità, non mancherà di suscitare l’interesse e l’apprezzamento degli studiosi ed in tale convinzione ci accingiamo a licenziarlo alle stampe, con la non malcelata soddisfazione di aver compiuto un atto doveroso quanto meritevole.
Argentina Di Sipio Fedele.
 
                      ____________
 
Rocco Fedele appunta la medaglia d’oro della 
Provincia di Ancona alla dott.ssa Maria Montessori.
 
 

 

FILOSOFIA E SCIENZA MODERNA
 
         PRESENTAZIONE
 
 
 
Fu in relazione alla teoria della relatività che venne riconosciuta, per la prima volta, la necessità di un cambiamento dei principi fondamentali della fisica. Si può dire addirittura che attraverso la relatività si manifestò in maniera chiara l’inizio di una rivoluzione della scienza moderna. Proprio nella teoria della relatività e successivamente nella teoria dei quanta hanno avuto luogo i cambiamenti più radicali riguardo al concetto di realtà, ed è nella teoria dei quanta, nella sua forma finale, che si sono concentrate le nuove idee della fisica atomica.
Le norme e la complicatissima attrezzatura sperimentale necessaria alla ricerca della fisica nucleare rivela un altro impressionante aspetto di questa parte della scienza moderna. Ma nei riguardi della fisica sperimentale la fisica nucleare rappresenta l’estrema estensione di un metodo di ricerca che ha determinato lo sviluppo della scienza moderna fin dai tempi di Alessandro Volta. In modo analogo, la scoraggiante complicazione matematica di alcune parti della teoria dei quanta non rappresenta che l’estrema conseguenza dei metodi di Newton e di Maxwell. Ma il mutamento nel concetto di realtà che si manifesta nella teoria dei quanta non è una semplice continuazione del passato scientifico; esso appare come una vera rottura nella struttura storica della scienza in sé.
Il carattere rivoluzionario della nuova teoria della conoscenza appare chiaro, non tanto in riferimento alla scoperta dei principi a priori di Kant, che è già di per sé una scoperta rivoluzionaria che ha aperto un definitivo capitolo nella storia del pensiero, quanto al fatto che essa si caratterizzava sulla necessità di essere a priori.
E’ stato per la prima volta precisato che, ad esempio, la proposizione “il sole sorge ogni mattina” significa che noi non conosciamo, per il passato, alcuna eccezione a questa regola e che ci aspettiamo che continui per il futuro. Ma ora è possibile immaginare eccezioni alla regola. Se tuttavia il giudizio ha un carattere di assoluta necessità, se è impossibile immaginarvi delle eccezioni, esso dev’essere a priori.
 
Venendo ora al raffronto delle dottrine di Kant con la fisica moderna, appare a prima vista che il suo concetto centrale dei giudizi sintetici a priori è stato completamente annientato dalle scoperte del nostro secolo. La teoria della relatività ha mutato le nostre concezioni sullo spazio e sul tempo, ha rivelato, in effetti, aspetti del tutto nuovi dello spazio e del tempo, di cui non si ha traccia delle forme a priori kantiane. La legge di causalità non è più applicata nelle teorie dei quanta e la legge di conservazione della materia non risulta più vera per le particelle elementari.
Questa proposizione, che appare del tutto rivoluzionaria, dà la misura dell’aspetto rivoluzionario delle scoperte della fisica moderna. Per di più, i concetti a priori che Kant considerava una indiscutibile verità, non sono più accolti nel sistema scientifico della fisica attuale.
Essi formano, tuttavia, parte essenziale di questo sistema, in un senso alquanto diverso. Nella discussione della teoria dei quanta è stato messo in rilievo che noi usiamo i concetti classici nel descrivere la nostra attrezzatura sperimentale e, più in generale, nel descrivere quella parte del mondo che non appartiene all’oggetto dell’esperimento.
L’uso di questi concetti, includenti spazio, tempo e causalità, è, in effetti la condizione per osservare gli eventi atomici, in questo senso a priori. Ciò che Kant non aveva previsto era che questi concetti a priori potessero essere le condizioni per la scienza e avere, nello stesso tempo, un’area di limitata applicabilità.
Quando facciamo un esperimento dobbiamo assumere una catena causale di eventi che conduce all’evento atomico attraverso l’apparecchiatura sperimentale fino all’occhio dell’osservatore; se non si ammette questa catena causale, nulla si potrebbe conoscere circa l’evento atomico.
Dobbiamo tuttavia ricordare che la fisica classica e la causalità hanno solo un’area limitata di applicabilità. Questo è stato il paradosso fondamentale della teoria dei quanta che non poteva essere previsto da Kant. La fisica moderna ha trasformato l’affermazione di Kant circa la possibilità di giudizi sintetici a priori, da metafisica in pratica.
I giudizi sintetici a priori hanno, di conseguenza, il carattere di una verità relativa.
 
In questa reinterpretazione l’”a priori” kantiano è connesso indirettamente con l’esperienza, in quanto è stato formato attraverso lo sviluppo della mente umana in un passato remotissimo. Il biologo Lorentz ha una volta confermato il concetto a priori con quelle forme di comportamento che sono chiamate negli animali forme ereditarie o schemi innati. E’ difatti plausibile che, per certi animali primitivi, spazio e tempo siano diversi da ciò che Kant chiama la nostra intuizione pura dello spazio e del tempo. Essa può appartenere soltanto alla specie “uomo”, ma non al mondo come indipendente dall’uomo. La fisica moderna è stata, in questo caso, adottata come esempio per controllare i risultati di alcuni importanti sistemi filosofici del passato.
Ciò che abbiamo appreso specialmente dalla discussione delle filosofie di Cartesio e di Kant, può forse essere espresso nel modo seguente: non ogni concetto o parola che si siano formati nel passato attraverso l’azione reciproca fra il mondo e noi, sono in realtà esattamente definiti rispetto al loro significato; vale a dire, noi non sappiamo fino a qual punto essi possono venire applicati ad un ampio settore dell’esperienza interna od esterna, ovvero non conosciamo praticamente i limiti della loro applicabilità. Questo è vero anche nel caso di concetti più semplici e più generali come “esistenza” e “spazio e tempo”. Perciò non sarà mai possibile, con la pura ragione, pervenire a qualche verità assoluta.
I concetti possono, tuttavia, essere nettamente definiti riguardo ai loro rapporti. Questo è ciò che avviene quando essi divengono parte di un sistema di azione e di definizioni applicabili a un vasto campo d’esperienza. Cosa che ci aiuterà a trovare la nostra strada rispetto a quel campo d’esperienza. Ma i limiti di applicabilità non saranno in generale noti, almeno in modo preciso.
 
Anche se ci siamo resi conto che il significato di un concetto non è mai definito con precisione assoluta, alcuni concetti formano parte integrante dei metodi scientifici, giacché essi rappresentano, per il presente, il risultato finale dello sviluppo e del pensiero umano nel passato, anche nel passato più remoto. Essi, tuttavia, possono anche essere ereditati e sono in ogni caso strumenti indispensabili per compiere opera scientifica ai nostri tempi. In questo senso possono essere considerati praticamente a priori, sebbene ulteriori limitazioni alla loro applicabilità potranno essere scoperte in futuro.
 
Riconsiderando le diverse serie di concetti che sono state formate nel passato e quelle che, verosimilmente, potranno venir formate nel futuro, nel tentativo di aprirci la nostra strada nel mondo per mezzo della scienza, vediamo che esse appaiono in base all’incremento che, nella serie, assume l’elemento soggettivo.
La fisica classica può venir considerata come quella idealizzazione, per cui noi parliamo del mondo come di qualcosa interamente separato da noi stessi. Le prime tre serie corrispondono a questa idealizzazione. Soltanto la prima serie si accorda pienamente con l’”a priori” della filosofia kantiana. Infatti, dato che la prima serie è costretta a salire una linea ben definita, ha perciò un carattere di assoluta necessità ed è impossibile immaginare delle eccezioni, esso deve essere “a priori”, così come stabilisce l’”a priori” kantiano.
Nella quarta serie, quella della teoria dei quanta, l’uomo quale soggetto della scienza viene pienamente chiamato in causa nelle domande che sono rivolte alla natura nei termini a priori della scienza umana. La teoria dei quanta non permette una descrizione pienamente oggettiva della natura. In biologia può essere importante far rilevare che le domande vengono poste dalla specie uomo, che appartiene essa stessa al genere degli organismi viventi, in altre parole che noi già sappiamo che cosa è la vita anche prima di averla scientificamente definita. Non sarebbe forse opportuno speculare sulla possibile struttura delle serie di concetti che non si sono ancora formate.
 
Quando si confronta quest’ordine con le più vecchie classificazioni che appartengono ai primi stadi della scienza naturale, si vede che il mondo è stato ora diviso, non in diversi gruppi di oggetti, ma in diversi gruppi di connessioni.
In un periodo più antico della scienza si distinguevano, ad esempio, come gruppi diversi, minerali, piante, animali, uomini. Tali oggetti venivano assunti, secondo i vari gruppi, come di comportamento da forze diverse. Noi sappiamo ora che si tratta sempre della stessa materia, degli stessi vari componenti chimici che possono appartenere a qualsiasi oggetto, a minerali come ad animali o a piante; anche le forze che agiscono fra le diverse parti della materia sono infine le stesse in ogni genere di oggetti. Ciò che può essere distinto è il tipo di connessione che principalmente importa in un certo fenomeno.
Per esempio, quando parliamo dell’azione di forze chimiche, noi intendiamo indicare un tipo di rapporto più complicato ed in ogni caso diverso da quello espresso nella meccanica newtoniana. Il mondo appare così come un complicato tessuto di eventi, in cui rapporti di diverso tipo si alternano, si sovrappongono e si combinano determinando la struttura del tutto.
 
Quando noi rappresentiamo un gruppo di nessi con un sistema chiuso e coerente di concetti, di assiomi, di definizioni e di leggi, rappresentate a loro volta da uno schema matematico, noi abbiamo isolato ed idealizzato questo gruppo di nessi allo scopo di una chiarificazione. Ma anche se in questo modo viene raggiunta la chiarezza completa, non si sa con quale esattezza la serie di concetti descriva la realtà.
Queste idealizzazioni possono essere considerate come una parte del linguaggio umano che si è formato dall’azione reciproca fra noi e il mondo, una risposta umana alla sfida della natura. Sotto questo rispetto possono essere paragonate ai diversi stili d’arte, per esempio, dell’architettura o della musica.
Uno stile d’arte può anche essere definito con una serie di regole formali applicate al materiale di quell’arte particolare. Può essere che codeste regole non siano rappresentate nel senso stretto del termine da una serie di concetti e di equazioni matematiche, ma i loro elementi fondamentali sono in stretta relazione con gli elementi essenziali della matematica. Eguaglianza ed ineguaglianza, ripetizione e simmetria, certe strutture di gruppo svolgono un ruolo fondamentale sia nell’arte che nella matematica. In genere, è necessario il lavoro di più generazioni per sviluppare quel sistema formale che più tardi è chiamato lo stile dell’arte, dai suoi semplici inizi alla pienezza di forme elaborate che caratterizza il suo stato maturo. L’interesse dell’artista si concentra su codesto processo di cristallizzazione, in cui il materiale artistico assume, attraverso la sua azione, le forme varie che hanno avuto inizio con i primi concetti formali di questo stile.
Dopo il raggiungimento della perfezione, l’interesse deve di nuovo affievolirsi, perché la parola “interesse” significa: essere con qualche cosa, partecipare al suo processo vitale, e qui il processo è pervenuto al suo termine.
Anche qui la questione di fondo, cioè a qual punto le regole formali dello stile rappresentino quella realtà vitale che è manifestazione propria dell’arte che non può esser deciso partendo dalle regole formali. L’arte è sempre una idealizzazione: l’ideale è diverso dalla realtà – almeno dalla realtà delle ombre, come avrebbe detto Platone – ma l’idealizzazione è necessaria per intenderla.
 
Questo confronto fra le diverse serie di concetti della scienza naturale con i diversi stili dell’arte possono essere intesi come prodotti arbitrari dello spirito umano. Sosterrebbe, infatti, il filosofo che, nella scienza naturale, quelle diverse serie di concetti che rappresentano la realtà oggettiva, sono state insegnate a noi dalla natura; in nessun caso possono dirsi arbitrarie, e sono una conseguenza della nostra sempre crescente conoscenza della natura.

Condividi:
Did you find apk for android? You can find new Free Android Games and apps.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi