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Pelike attica a figure rosse. Scuola polignotea.
Nike che premia un atleta. Fine V. sec. a.C.
Taranto, Museo Nazionale. Foto G. Carrano.

 

 

La descrizione della dottrina e della intelligenza di Filolao sarà divisa in due parti. Nella prima saranno presentate le sue intuizioni di astronomia. aritmo – geometria, acustica, ottica e fisiologia; la seconda sarà dedicata al suo concetto etico della vita, alla decade e alla esposizione dei suoi principi morali.

 

Sarà bene riepilogare brevemernte il succedersi delle scoperte e intuizioni astronomiche dei greci sino al quinto secolo a.C., allo scopo di comprendere bene il valore del sistema filolaico che sarà presentato.

Le prime intuizioni astronomiche greche delle quali siamo a conoscenza, appartengono alle scuole ioniche del settimo secolo a.C.

Secondo Talete, il grande astronomo noto dai testi di Erodoto per avere preannunciato l'eclisse di sole dell'estate 610 a.C., al tempo di Ciro il Grande,  la terra è piatta come una tavola che galleggia sull'acqua (22).

 

 
Un tale errore non impedì la esecuzione di interessanti misurazioni, come quella dell'intervallo fra solstizio e solstizio, quella dell'anno, che fu diviso in 365 giorni, 12 mesi e 4 stagioni. Calcolò Talete la grandezza del sole e quella della luna, relativa alle loro orbite (23). Insegnò ai naviganti a servirsi dell'orsa minore, costellazione che comprende la stella polare (24). Mise l'acqua a principio del tutto.
Secondo Anassimandro, dall' infinito generatore nacque una sfera di fiamma la quale, spezzatasi e separatasi in cerchi, diede origine al sole, alla luna e agli ai pianeti (25).
E' questa una ipotesi sull'origine del sistema solare che, alla luce delle nostre conoscenze, resta una delle più vere.
La rappresentazione del sistema è  geocentrica, e la forma della terra è quella di una colonna di marmo (26).  sovrastata dalla calotta del firmamento. Ciò a simiglianza delle esperienze visibili: guardandoci intorno dall' alto di un colle, o sulla superficie del mare, scorgiamo il circolo dell'orizzonte, sicchè potrebbe sembrare, se non avessimo cognizioni più approfondite, di starcene proprio sulla estremità di un cilindro piantato in verticale.
Il sistema di far procedere la scienza per osservazioni del reale sempre più approfondite, deve considerarsi corretto.
Scoperte e misurazioni importanti dell'epoca sono tuttavia la scoperta dell'esistenza del polo (mediante la stella polare), lo gnomone (27). la divisione del giorno in 12 parti e la constatazione della obliquità dell'ellittica. Ad Anassimandro viene attribuita la prima tavola della terra conosciuta (28). e, secondo Simplicio (29) la misurazione della grandezza apparente del sole e quella della luna, e la loro distanza, mediante lo studio delle eclissi.
Per Anassimene ogni cosa è originata dall'aria, intendendo con questo nome anche ciò che molto più tardi sarà definito etere cosmico.
La terra ne è ferma nel mezzo, e il cosmo si muove intorno ad essa come una mola di mulino (30). Le stelle sono ignee, conficcate nel cielo come chiodi (31).
Degna di nota è la intuizione che la luna riceve la propria luce dal sole (cosa delle quale era convinto anche Filolao), e la scoperta che lo stesso giorno dell'anno aveva una durata di luce diversa, dipendentemente dalla latitudine (32); quest'ultima scoperta favorì notevolmente la successiva constatazione della rotondità della terra.
Per Anassimene, comunque, la terra è ancora di forma piana (33).
Diogene d'Apollonia, suo discepolo (34), fu un convinto assertore della sfericità della terra, che però non  distaccò dal geocentrismo. Al suo nome sono legate alcune osservazioni molto interessanti:
Tutte le cose – egli dice – hanno origine dall'uno, poichè il caldo può divenire freddo, l'asciutto umido, e così via (35).  Tale considerazione lo pose a dare un significato etico alle proprie scoperte, definendo, con Anassagora, l'esistenza del Nous, ovvero di un principio d'intelligenza universale suo proprio.
Per dire tutto in breve – egli afferma – a me sembra che tutte le cose esistenti siano per alternanza del medesimo che si trasforma e muta (36). A questo principio egli attribuì intelligenza.
Non potrebbe – aggiunge – distribuirsi se non avesse intelligenza, in modo che ci sia per ogni cosa una misura, per l'inverno e per l'estate, per la notte e per il giorno, per le piogge, per i venti e per il sereno (37).
La Scuola di Elea conobbe la sfericità della terra grazie a Parmenide (38),  probabilmente più tardi di quella di Crotone. Anzi, se si ritiene Parmenide discepolo del pitagorico Aminia, come è probabile (39). può darsi che questa conoscenza sia giunta a Elea grazie ai rapporti con gli studiosi del sodalizio.
Ezio, Diogene e Strabone scrivono di Parmenide come di un astronomo serio, che non si limitava alle congetture. Di lui si dice che osservò gli astri Espero e Lucifero, scoprendo che si trattava dello stesso corpo celeste (il pianeta Venere), e che divise la terra in cinque zone: l'artica e l'antartica, le due temperate, e la zona torrida (40).
Comunque, la scuola pitagorica aveva già effettuato una analoga divisione della volta celeste (41). 
Hydria tardo-attica a figure rosse.
Il trionfo di Eracle e l'apologia della forza.
Fine V. sec. a.C. Taranto, Museo Nazionale.
 
 Quando Pitagora giunge a Crotone porta con sè la conoscenza della sfericità della terra. Riepilogando, abbiamo visto che già le ricerche di Anassimene sulla diversa durata del giorno avevano preparato la scienza greca a tali risultati.
Al gruppo di Ippaso si deve la constatazione, del resto non originale, che l'universo è in perpetuo movimento, ma soltanto con le scoperte di Alcmeone si preparano le successive costruzioni filolaiche. Al crotoniate Alcmeone si deve infatti la importante osservazione che i pianeti presentano un moto apparentemente ritardato rispetto a quello delle stelle fisse (42), e vedremo in seguito che questa indagine risulterà importantissima per la costruzione della teoria pirocentrica di Filolao. Quest'ultimo, infatti, toglierà  la terra dal centro del sistema planetario e porrà le basi per le più esatte concezioni eliocentriche di Aristarco di Samo e Copernico.
 

 

Si noti che in epoca presocratica le cognizioni scientifiche si susseguono le une alle altre ordinatamente, per progressione, così come avviene oggi, e che raramente si notano recessioni. Ricorda il Sambursky che la storia della scienza moderna, caratterizzata da una organica successione cronologica, non trova riscontro nella scienza greca, slegata e individualista. Però ciò avviene con, e dopo Aristotele.

"Alcune idee di Aristotele, ad esempio, seguono un passo indietro rispetto a quelle dei primi atomisti, giacché hanno impedito lo sviluppo di alcuni principi validi contenuti in tali dottrine" (Sambursky (43).

Se questo accade nei lunghissimi secoli che vanno da Socrate a Galileo, con le eccezioni splendide, ma isolate, della scienza dell'età ellenistica, bisogna pur riconoscere che, nei presocratici, anche tra scuola e scuola, esistevano interdipendenza, organicità, continuazione di pensiero e progressione di risultati.

 

Sulla traccia delle scoperte alcmeoniche ci giungono le deduzioni di Ippocrate di Chio intorno alla natura delle comete. Secondo questo autore si deve riconoscere la dipendenza delle comete (o della cometa) dal sistema planetario. Soltanto che, invece di risolvere il problema supponendo un'orbita molto grande (ciò che permise, ad es. a Halley e ad Encke di pronosticare  esattamente le frequenze delle apparizioni delle loro), egli dedusse che la cometa si trovava talmente vicina al sole da apparire invisibile per lunghissimo tempo. Ciò egli affermava a similitudine di quanto accade al pianeta Mercurio, raramente percettibile con mezzi ottici normali, o allo stesso pianeta Venere, l'astro più luminoso del cielo, però visibile soltanto nei brevi intervalli crepuscolari mattutino e serontino.

La luminosità dei componenti la cometa si attribuiva a rifrazione di raggi solari, teoria che, tutto sommato, non si discosta molto dalle conoscenze attuali (44).

Aristotele ricorda (45) che il ritardo della cometa avverrebbe in prossimità dei due circoli polari, Tale ritardo, già constatato da Alcmeone nei pianeti, faceva sì che il moto apparente di questi (e della cometa) dovesse considerarsi retrogrado.

Questa era la base delle cognizioni astronomiche greche al tempo di Filolao.

Al nostro studioso va il merito di averle di molto ampliate e migliorate.

 

La concezione astronomica di Filolao comprende, in breve, per prima, il moto della terra. Anche se il sole non è ancora collocato al centro del sistema, e se il suo posto è occupato da un invisibile fuoco, non vi è dubbio che questa concezione spinge avanti, nel modo giusto, il progredire scientifico.

Soprattutto se si considera, che, nonostante le scoperte di Aristarco di Samo, si dovette giungere al XVI secolo dopo Cristo per ottenere una teorizzazione (con quali contrasti tutti sappiamo) di eliocentrismo.

Maggior merito acquistano le considerazioni di Filolao se si constata che esse costituiscono la logica conseguenza delle scoperte astronomiche sino a quel momento avvenute, in particolare delle scoperte sul moto ritardato dei pianeti, e degli studi, che si perfezionarono sempre più, intorno alle eclissi di sole e di luna.

Proprio per giustificare le eclissi la scuola di Filolao mise un astro accanto al fuoco centrale e lo chiamò antiterra.

Questa antiterra, primo dei pianeti del sistema pirocentrico, era invisibile dalla terra, perchè, secondo le cognizioni dell' epoca, soltanto l'emisfero boreale era abitato. L' altro emisfero volgeva all'antiterra, con la quale la terra era in congiunzione, e l'antiterra volgeva al fuoco.

Le distanze della terra e dell' antiterra dal fuoco erano relativamente piccole, e ciò, come informa Aristotele (46)  per minimizzare l'errore di parallasse che, secondo il suo giudizio, avrebbe dovuto rendersi evidente nel caso la terra non si fosse trovata al centro.

Vedremo che, a parte la determinazione della parallasse equatoriale della luna, dovuta a Ipparco, dovremo giungere addirittura a Henderson, in pieno XIX secolo, o perlomeno al 1662, con la determinazione della parallasse solare, per ottenere misurazioni soddisfacenti in questo settore.

Si noti quindi che non si poteva ancora parlare di rivoluzione della terra intorno al sole, così come la conosciamo noi oggi. Si parlava allora di rivoluzione della terra e dell' antiterra a fianco del sole. Rivoluzione che la terra eseguiva velocemente, essendo vicina al fuoco centrale, sicchè in un intero giorno perdeva il sole (che eseguiva la propria rivoluzione intorno al fuoco assai più lentamente (essendo più lontano), e lo riguadagnava all'alba nel modo indicato nella figura.

E' da rilevare che qui il sole è considerato fermo, e che le grandezze non sono, ovviamente, proporzionali alle distanze.

 

Sistema planetario ideato nella Scuola di Filolao.

Il valore scientifico di questo sistema proviene dall'intendimento di dare un significato alla scoperta del moto ritardato dei pianeti formulata da Alcmeone di Crotone. La Terra si muoverebbe intorno a un fuoco centrale insieme a un'Antiterra, invisibile dall'emisfero settentrionale, teorizzata per superare la discussione sull'errore di parallasse, (vedi nel testo) che impediva, in quel tempo, di mettere il sole al centro, cosa peraltro sostenuta, in epoca ellenistica, da Aristarco di Samo (310 – 230 a.C.). Soltanto più tardi la centralità della Terra sarà sostenuta in modo sacrale sia dalle religioni pagane che cristiane o comunque successive.

 

 

 

In effetti il moto del sole intorno al centro doveva produrre uno sfasamento, ovvero un ritardo rispetto al moto apparente delle stelle fisse. Tale ritardo, se non poteva essere osservato a occhio nudo di giorno, dato che la luminosità del sole cancella la luce di riferimento delle stelle, era tuttavia rilevabile nei pianeti che, al pari del sole, erano interessati alla rivoluzione intorno al fuoco centrale.

Il moto retrogrado era già stato osservato, come abbiamo visto, nel sodalizio crotoniate.

Filolao dunque trae logiche conclusioni dalle osservazioni dei suoi predecessori, e sulla base di esse postula una teoria di sistema astronomico avanzato.

Si noti che, come la constatazione delle diversa durata del giorno a differenti latitudini aveva avuto come conseguenza la consapevolezza della sfericità della terra, in modo analogo la scoperta del moto apparentemente più lento dei pianeti doveva condurre la scienza al ripudio della concezione geocentrica.

Tale moto era spiegato con supposizioni molto arbitrarie: alcuni ritenevano che i pianeti rallentassero la loro corsa in corrispondenza dei poli, altri, come gli astronomi Eudosso e Callippo, seguiti da Aristotele, che eseguissero strani movimenti di rotazione di sfere concentriche.

Filolao, in definitiva, si rende conto del valore della scoperta di Alcmeone e compie il primo passo nella direzione giusta. Per concludere, il suo sistema comprendeva, oltre all'antiterra, terra, luna a sole, anche i  pianeti  (in ordine di vicinanza dal sole) Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, quindi i cielo delle stelle fisse (47). Non è ben chiarito se Filolao attribuisse movimento al cielo delle stelle fisse, ma sembrerebbe di no, perlomeno in senso relativo ai pianeti.

Se si eccettua la parentesi eliocentrica di Aristarco di Samo (che ebbe, comunque, assai poco seguito nella sua epoca), dovranno passare oltre duemila anni prima che il mondo si renda in grado di postulare un sistema astronomico più progredito. Teofrasto riferisce che Platone, da vecchio, si pentì di non avere teorizzato il fuoco centrale (48).

Il numero totale dei corpi celesti compresi nel sistema di Filolao, assomma a dieci (compresa la sfera delle stelle fisse), ma se ad essi si aggiungono il fuoco centrale e la cometa, la decade scompare, e qui appare inutilmente polemica la critica di Aristotele (49)  nella quale i pitagorici italici sono accusati di pregiudizio. Cioè, secondo lo stagirita, si sarebbe costruito un sistema planetario di dieci corpi, soltanto per contemplare la decade.

Anche Aristotele, comunque, opponeva un concetto valido per quell'epoca, ed era la famosa questione della parallasse, che, vedremo, potrà essere risolta soltanto dopo l' invenzione del cannocchiale.

Si sapeva, all'epoca, che, essendo la terra sferica, un angolo di parallasse si sarebbe dovuto poter misurare almeno nei corpi celesti vicini, come la luna, il sole e i pianeri, e abbiamo visto che Aristarco, in epoca ellenistica, tali misurazioni le compì. Però, la negazione che uno spostamento parallattico potesse rilevarsi dalla osservazione delle posizione delle stelle fisse rimase, fino a Galileo, il principale argomento di opposizione a tutti i sistemi diversi da quello geocentrico,

 

In conclusione, è da escludere che il sistema astronomico di Filolao presupponesse la conoscenza della precessione degli equinozi, scoperta che si deve ad Ipparco di Nicea (190 -120 a.c.).

La base scientifica sulla quale si fondava Filolao era semplicemente quella del moto ritardato dei pianeti. Censorino, nel de die natali 238 d.C. informa che il grande anno di Filolao comprendeva 59 anni e 21 mesi. L'anno solare sarebbe invece stato composto di 364 giorni e mezzo (50).

Riguardo alla natura della luna e del sole, secondo Filolao la prima sarebbe formata di sostanza terrosa, e simile al nostro pianeta (51),  anzi, il nostro autore giunse a supporre che fosse abitata. Riguardo alla natura del sole, secondo la testimonianza di Ezio (52), Filolao lo intenderebbe formato di materia vitrea porosa capace di assorbire il calore del fuoco cosmico e diffonderlo.

La Timpanaro-Cardini  (53) ricorda Schiaparelli, il quale riteneva che, nella  concezione filolaica, il sole dovesse assorbire anche la luce invisibile del fuoco centrale. Naturalmente, la scienza ha bisogno di un adeguato sussidio di strumenti pratici, senza i quali non le è possibile sapere se le deduzioni che si raggiungono sono esatte e riproducibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

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